| 01/2009, Analisi del profilo di espressione genica nel carcinoma ovarico in fase iniziale (stadio I) |
|
|
|
|
Maurizio D'Incalci Il Dipartimento di Oncologia dell’Istituto Mario Negri è da anni impegnato in ricerche sui tumori dell’ovaio. In stretta collaborazione con l’équipe del Professor Costantino Mangioni, Direttore della Clinica Ostetrica e Ginecologica e del Reparto di Oncologia Ginecologica dell’Ospedale S. Gerardo di Monza, Università Bicocca, si sono attuati numerosi studi biologici, farmacologici e clinici che hanno contribuito significativamente alla letteratura scientifica internazionale degli ultimi venti anni sulle neoplasie ovariche. Una delle iniziative, intraprese 16 anni fa con il supporto economico della Fondazione Mattioli (www.fondazionemattioli.it), è stata quella di costituire una tissuteca, cioè la raccolta campione di tessuto dei carcinomi dell’ovaio di tutte le pazienti operate a Monza. Questi campioni, congelati in azoto liquido appena prelevati in sala operatoria, venivano periodicamente trasferiti al Mario Negri e conservati in un congelatore a -80°C. Contemporaneamente veniva costituito un “data base” che conteneva tutti i dati anatomo-patologici e clinici di ciascun paziente, che venivano aggiornato con scadenze semestrali da un gruppo di statistici e bioinformatici con l’aiuto dei medici oncologi. Uno degli studi intrapresi negli ultimi cinque anni, attraverso il supporto economico della Fondazione Mattioli, della Fondazione Cariplo e della Compagnia San Paolo - è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica americana Clinical Cancer Research – e riguarda l’analisi dell’espressione genica in tumori ovarici in fase iniziale, cioè al primo stadio, quando la malattia è apparentemente confinata all’ovaio. Lo studio del tumore ovarico al primo stadio è di grande importanza perché può fornirci delle informazioni sui fattori biologici iniziali della trasformazione tumorale, potenzialmente utili per la diagnosi precoce di questo tumore. E’ da ricordare che la maggioranza delle pazienti con carcinoma dell’ovaio viene diagnosticata quando la malattia è in una fase avanzata, cioè diffusa negli organi pelvici, addominali o anche in organi distanti. Questo ritardo diagnostico dipende principalmente dal fatto che il tumore ovarico, nelle prime fasi della sua crescita, non causa sintomi specifici che spingono la paziente a farsi visitare dal ginecologo e i sintomi compaiono quando il tumore è in una fase avanzata e quindi difficile da curare. Studi biologici sul carcinoma ovarico al primo stadio non hanno soltanto un’importanza scientifica per capire la patogenesi di questa malattia, ma possono avere delle ricadute nella pratica clinica per classificare e trattare le pazienti in modo ottimale. Figura 1
Lo "scaling" multidimensionale ci permette di ottenere una raffigurazione tridimensionale dei tumori ovarici, stadio 1. Sulla base dell'espressione di 692 geni si distinguono i quattro principali istotipi:
Figura 2
Lo "scaling" multidimensionale ci permette di ottenere una raffigurazione tridimensionale dei tumori ovarici, stadio 1. Sulla base dell'espressione di 191 geni si possono separare le pazienti che hanno recidivato (rosso) dalle pazienti che non hanno recidivato (verde) e che sono presumibilmente guarite. |