Dall'inizio degli anni '90 l'Istituto Mario Negri ha collaborato attivamente nella realizzazione di studi clinici nazionali e internazionali in ambito onco-ginecologico. Il gruppo MaNGO, coordinato dal laboratorio "Ginecologia e Oncologia" si è costituito formalmente nel maggio del 2006 con lo scopo di mantenere questa tradizione scientifica migliorando la visibilità del contributo italiano. MaNGO è l'acronimo per Mario Negri Gynecologic Oncology group e nasce anche dall'esigenza di poter interagire attivamente con il Gynecologic Cancer Intergroup (GCIG), con l'European Network of Gynaecological Oncology Trials groups (ENGOT), forum internazionali dove i protocolli di ricerca vengono discussi dai migliori esperti internazionali e dove si tessono le collaborazioni fattive per gli studi clinici.

Ai seguenti link sono disponibili le informazioni riguardo i numerosi protocolli promossi da questi gruppi internazionali: http://www.esgo.org/Research/Pages/EngotMembersOngoingTrials.aspx; http://www.gcig.igcs.org/ClinicalTrials.html. Il gruppo MaNGO partecipa attivamente a  molti di questi studi, sia come partner che come promotore del progetto.

Il MaNGO dispone di un gruppo di clinici ricercatori che si riunisce periodicamente per la valutazione dei risultati e per la discussione di possibili aree di sviluppo della ricerca.  Questo favorisce il proficuo scambio di idee e di progetti di ricerca e permette un rapido avanzare della ricerca clinica potendo contare sulla partecipazione di numeri significativi di pazienti.

Di seguito gli studi promossi dal gruppo MaNGO (vedasi anche il registro studi clinici dell’Istituto Mario Negri http://registro.marionegri.it/frontend/index.php):

Studio internazionale randomizzato di fase III che compara un regime di chemioterapia contenente trabectedina e doxorubicina peghilata liposomiale (PLD) con un regime contenente carboplatino e PLD nelle pazienti affette da carcinoma ovarico in progressione a 6-12 mesi dal termine della precedente chemioterapia a base di platino (INOVATYON)

Lo studio internazionale INOVATYON è uno studio di fase III che confronta due regimi terapeutici entrambi approvati in Europa dalle autorità regolatorie per il trattamento del carcinoma ovarico in recidiva o progressione:
- Doxorubicina Peghilata Liposomiale somministrata in associazione con Trabectedina (regime terapeutico senza agenti a base di platino);
- Doxorubicina Peghilata Liposomiale in associazione con Carboplatino (regime terapeutico a base di platino).
Il confronto ha l’importante obiettivo di comprendere quale tra le due associazioni risulta avere la migliore efficacia nel controllare la malattia. Potranno prendere parte allo studio clinico le pazienti che si sono precedentemente sottoposte ad un trattamento chemioterapico con agenti a base di platino e la malattia si è ripresentata a distanza di 6-12 mesi dal termine dello stesso trattamento. Viene definito questo intervallo temporale per includere nello studio solo le pazienti con malattia che potrebbe rispondere ad un trattamento a base di platino che a uno privo di platino, non permettendo l’entrata nello studio di pazienti con tumore non sensibile a chemioterapie con farmaci a base di platino (con ripresa di malattia prima di 6 mesi) o le pazienti con malattia ben controllata da chemioterapici a base di platino (con ripresa di malattia dopo i 12 mesi).

Nel progetto è coinvolto un numero elevato di centri sperimentali superiore a 100 in Italia, Belgio, Germania, Svizzera, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Austria e Spagna.
Alcuni dei centri italiani che hanno aderito al progetto sono: l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Ospedale S. Anna di Torino, l’Ospedale S. Gerardo Vecchio di Monza, l’Ospedale Mauriziano, Umberto I di Torino, l’Azienda Universitaria Pisana Ospedale Santa Chiara di Pisa, l’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia, gli Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, l’Ospedale Civile di Sondrio, l'Ospedale Galliera di Genova, l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, l’Ospedale Filippo del Ponte di Varese, l’Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo, la Fondazione Poliambulanza di Brescia, il Policlinico Umberto I- Università La Sapienza di Roma, l’Ospedale Misericordia e Dolce di Prato, l’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio di Alessandria, la Fondazione Piemontese per l'Oncologia di Candiolo, l’Ospedale Degli Infermi di Biella, l’Ospedale SS. Trinita' di Sora Frosinone, la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, il Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, l’Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e il Campus Biomedico di Roma.

Studio italiano multicentrico randomizzato, non comparativo, di fase II, volto a valutare l’efficacia e la sicurezza della combinazione di bevacizumab e trabectedina con o senza carboplatino nelle pazienti affette da carcinoma ovarico in progressione a 6-12 mesi dal termine della precedente chemioterapia a base di platino

Studio italiano, multicentrico, di fase II volto a valutare la sicurezza e l’efficacia dell’associazione di bevacizumab e trabectedina, con o senza carboplatino, nelle pazienti con carcinoma ovarico. Le pazienti incluse, sono quelle che si trovano nella situazione in cui la malattia si ripresenta dopo un periodo compreso tra 6 e 12 mesi dal termine della prima chemioterapia. Per quanto riguarda la sicurezza verranno valutate la frequenza e il tipo di tossicità che si verificheranno durante il trattamento, mentre per quanto riguarda l’efficacia, quest’ultima sarà valutata analizzando il periodo libero da progressione della malattia a sei mesi dall’inizio della terapia.

I centri partecipanti sono sette: l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Azienda Ospedaliera ‘San Gerardo’di Monza, l’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, l’Ospedale Gemelli di Roma, l’Ospedale Fatebene Fratelli di Milano e l’Ospedale Mauriziano di Torino.

Studio TAUL (Trabectedin Activity in Uterine Leyomiosarcoma) randomizzato di fase II sull’attività di Trabectedina o Gemcitabina+Docetaxel, in pazienti con leiomiosarcoma uterino metastatico o localmente recidivato e pretrattate con chemioterapia convenzionale

Studio italiano, multicentrico, di fase II, randomizzato promosso dal Gruppo MaNGO (Mario Negri Gynecologic Oncology) in collaborazione col gruppo MITO (Multicentre Italian Trials in Ovarian Cancer), con l’Italian Sarcoma Group e con la Rete Tumori Rari, supportato dall’azienda PharmaMar esclusivamente per la copertura di alcuni costi di gestione. Sono eligibili le pazienti con leiomiosarcoma uterino metastatico o localmente recidivato, che hanno precedentemente ricevuto almeno una linea chemioterapica (a scopo adiuvante o come prima linea nella malattia recidivante/metastatica).
Scopo principale dello studio è di valutare l’efficacia del farmaco Trabectedina. Alcune pazienti che, invece, sono trattate con Gemcitabina + Docetaxel costituiscono il gruppo di controllo interno.
L'arruolamento si concluderà nel 2016.  

I centri italiani coinvolti sono circa 30, tra cui: l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Ospedale Gemelli di Roma, l’Istituto Nazionale Tumori di Milano, la Fondazione Piemontese per l'Oncologia di Candiolo, l’Azienda Universitaria Pisana Ospedale Santa Chiara di Pisa, l’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio di Alessandria,  l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova , l’Istituto Humanitas di Milano, l’ Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia, l’Ospedale S. Gerardo Vecchio di Monza, l’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale S. Anna di Como, l’Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo, l’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma, l’Ospedale San Carlo di Potenza, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova,  gli Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello di Palermo,  la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, il Policlinico Umberto I- Università La Sapienza di Roma, l’Ospedale Galliera di Genova, l’Ospedale Mauriziano di Torino e l’Ospedale Sant’Anna di Torino.  Insieme allo studio clinico sopra descritto sono in corso delle analisi sui campioni biologici delle pazienti partecipanti allo studio per cercare di identificare caratteristiche delle cellule tumorali che potrebbero essere associate con la risposta clinica ai trattamenti antitumorali. Ovvero, si vuole cercare di capire se un trattamento sia più attivo rispetto ad un altro in presenza di certe caratteristiche biologiche delle cellule tumorali. Questo potrebbe, in futuro, portare a decidere il trattamento delle pazienti con maggiore cognizione di causa poiché in base alle caratteristiche biomolecolari del tumore.

Studio multicentrico, di fase III, randomizzato, volto a valutare l’aggiunta di Bevacizumab alla chemioterapia in pazienti affette da carcinoma ovarico platino sensibile, dopo una chemioterapia di prima linea a base di platino e bevacizumab.

Lo studio studio MITO-16b / MaNGO-Ov2b è frutto di una collaborazione con il gruppo di onco-ginecologia MITO; è uno studio di fase III randomizzato che ha l’obiettivo di valutare in termini di sopravvivenza libera da malattia l’utilità di proseguire la terapia con bevacizumab in pazienti recidivate dopo una prima linea già contenente bevacizumab. Le pazienti riceveranno quindi o chemioterapia per sei cicli o la stessa chemioterapia combinata al bevacizumab per 6 cicli seguita da una terapia di “mantenimento” con bevacizumab fino a progressione.
I centri della rete MaNGO coinvolti nel progetto sono: l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Ospedale S. Anna di Torino, l’Ospedale S. Gerardo Vecchio di Monza, l’Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino, l’Azienda Universitaria Pisana Ospedale Santa Chiara di Pisa, l’Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova, l’Ospedale Civile di Sondrio, l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, l’Ospedale Filippo del Ponte di Varese, la Fondazione Poliambulanza di Brescia, l’Ospedale Misericordia e Dolce di Prato, l’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio di Alessandria, la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia.

Elena Biagioli
IRCCS-Istituto Mario Negri
Dipartimento di Oncologia
Laboratorio di Ricerca Clinica
Unità Pianificazione e Disegno