Parlando del tumore ovarico si distinguono due tipi di mutazioni (link http://www.fondazionemattioli.it/news/70-trattamenti-con-i-parp-inibitori-il-punto-a-inizio-anno



somatiche, sono presenti solo nelle cellule tumorali e non nei tessuti sani di un individuo, quali ad esempio il sangue; queste mutazioni somatiche appartengo solo alla storia evolutiva del tumore. Se il tumore ha cellule con una mutazione in BRCA1/2 avvenute durante la sua naturale storia evolutiva, queste non saranno presente nel sangue o negli altri tessuti sani e quindi non possono essere rilevate con un test su un prelievo di sangue. La mutazione somatica è una caratteristica intrinseca del tessuto tumorale.

germinali, cioè che si sviluppano durante la fase embriologica dell’individuo, sono comuni a tutti i tessuti e quindi è possibile identificarle sia nel sangue che nel tumore. Se una paziente ha una mutazione per il gene BRCA1/2 nel sangue, quindi germinale, avranno la mutazione tutte le cellule dei suoi tessuti adulti e anche quelle del tumore che eventualmente svilupperà.

Nel caso dei geni BRCA1/2 queste differenze hanno degli importanti risvolti sul piano clinico.
In particolare, partendo dall’”effetto Jolie”, si vuole sottolineare come lo studio delle mutazioni germinali, cioè nella popolazione sana, possa giocare un ruolo importante nel discorso di prevenzione per il tumore al seno e all’ovaio.
Nel maggio del 2013, durante un intervista al New York Time, la famosa attrice americana Angelina Jolie, annunciava all’opinione pubblica di essersi sottoposta a mastectomia radicale di entrambi i seni perché da un esame genetico su un campione di sangue era risultata mutata nel gene BRCA1. Nei mesi successivi, sia in America che in Europa si è assistito ad una vera e propria impennata dei test genetici per il gene BRCA1/2 e una sempre maggior richiesta di donne che chiedevano di sottoporsi a mastectomia radicale, pur contro il consiglio del proprio medico curante.

L’effetto Jolie, appunto. Questo ha acceso i riflettori sul tema dello screening genetico e ha alimentato la discussione sulla corretta informazione da fornire alle donne, sul reale valore dei test genetici e sull’importanza di una corretta consulenza genetica.

Gli studiosi si sono affrettati a chiarire che non esiste al momento ragione per un intervento così radicale e che il test genetico deve essere valutato all’interno di una storia famigliare e che comunque non certifica l’insorgenza del tumore ma soltanto un rischio maggiore di insorgenza del tumore nei portatori della mutazione. La dichiarazione pubblica dell’attrice aveva però innescato un meccanismo perverso difficilmente controllabile e molto poco razionale. L’effetto Jolie dimostra chiaramente come oggi più che mai sia importante fare una buona informazione.

Alla luce di questo esempio, possiamo riassumere che le analisi sui geni BRCA1/2 possono avere un duplice scopo:
  a)    lo studio delle mutazioni germinali, cioè fatte su un semplice prelievo di sangue in un individuo sano e con storia famigliare di tumore al seno e/oovaio, viene fatto per capire se la persona avrà un rischio maggiore di sviluppare un tumore al seno o all’ovaio.
  b)    lo studio delle mutazioni somatiche, cioè fatte sulla biopsie prelevata dal tumore, quindi in una persona malata, permettono di capire se il tumore potrà essere responsivo o meno alla terapia farmacologica con i PARP inibitori (http://www.fondazionemattioli.it/news/70-trattamenti-con-i-parp-inibitori-il-punto-a-inizio-anno).

Sergio Marchini
Dipartimento di Oncologia
IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri